Maria Sole / #giovanisi+

Io ci credo, a quella speranza!

Storia scritta da Maria Sole
Maria Sole - Giovanisi+

Il viaggio che io e i miei compagni di tutta la Toscana abbiamo fatto ci ha portato dalle nostre case ad Auschwitz. Ci ha tirato via dai nostri caldi e confortevoli letti alle stanze più buie, tristi e fredde della memoria. Ci ha inchiodato nelle urla e nella disperazione di una abbracciata al suo piccolo, mentre muore allattandolo, trascinandoci in una storia che fa paura e vergogna, portando via ogni ragazzo di quel treno dal cuore sicuro dei propri affetti familiari a un vuoto fatto di sangue e mancate speranze. Io l’ho sentita, quella storia.

Un viaggio “terribilmente bellissimo” che si incastrerà dentro la mia memoria in quel piccolo spazio infinito che si crea tra un dolore e una speranza, che rimarrà impresso come su quel muro delle camere a gas su cui le persone graffiavano la loro disperazione, cercando invano di sopravvivere ai veleni e alla malvagità del mondo. Io l’ho visto, quel muro.

Un viaggio prezioso come un tagliente e unico diamante, che rifletterà per sempre in me mille sfaccettature di emozioni e un arcobaleno caleidoscopico di sentimenti, ricordi e nuovi propositi. Sarà quell’abbraccio piccolo, fragile, rugoso di Vera, più che novantenne, sopravvissuta al campo di concentramento, che mi ha avvolto con dolcezza e incredibile vigore a farmi custodire questo piccolo diamante che taglia le coscienze in tanti pezzetti da ricomporre con volontà, intenzione e fatica nel mio oggi e nel nostro domani. Io l’ho stretto, quell’abbraccio.

Un viaggio forte, invisibile, eterno come il ricordo, che trasformo ora in parole e immagini, tristi e urlanti, di quei posti terribili: io e i miei compagni siamo arrivati lì con uno zaino pieno di sciarpe, guanti, notizie e conoscenze elaborate in un corso fatto prima della nostra partenza. Da lì siamo ripartiti con il ricordo di intere stanze piene di vecchie spazzole e tegamini, di scarpe e capelli. Tanti, troppi per essere dimenticati. Per questo, forse, saremo noi chiamati a essere la testimonianza viva e incontraddicibile di una memoria che non può essere rimossa, che non deve essere dimenticata. Io ce l’ho impresso, quel ricordo!

Un viaggio che si incastrerà dentro la mia memoria in quel piccolo spazio infinito che si crea tra un dolore e una speranza

Un viaggio fatto di dolore e per questo psicologicamente faticoso e impegnativo, che diventava ogni momento una sfida maledetta e una battaglia infinita contro una lacrima che voleva prepotentemente uscire fuori da ogni fonte storica incontrata. Ognuno di noi ha rappresentato un uomo vissuto in quei campi di prigionia, ha sussurrato il suo nome al microfono e al vento gelido di quel posto innevato, si è pericolosamente immedesimato in quell’uomo, quella donna, quel bambino di cui conosceva la storia. Io l’ho urlato, quel nome!

Un viaggio nel freddo bianco di neve e nel rosso cupo di sangue, percorso nel segno di una sorprendente e calda amicizia, che nasceva, insolita e sconosciuta, per uno strano destino che ci accomunava; germogliava come un fiore, giovane e colorato, che, forte e fragile allo stesso tempo, si faceva spazio tra il gelo ed esperienze così difficili da comprendere, concepire e acquisire da soli. In quel treno e in quei luoghi, la solidarietà tra centinaia di ragazzi sconosciuti percorreva binari sempre più inaspettati, dove tutti si stringevano addosso gli uni agli altri per trovare un po’ di tepore e di coraggio. Io l’ho trovato, quel coraggio!

Un viaggio in cui, a un tratto, inspiegabilmente ha iniziato a serpeggiare qualcosa che fa paura a molte persone, a tutte quelle che credono nella malvagità e nell’egoismo degli esseri umani, a coloro che vogliono sopire ricordi e memorie scomode, a coloro che credono alla mancanza di conoscenza e coscienza storica come strumento di manipolazione umana. A un tratto da quella massa inerme e inoffensiva di ragazzi ha iniziato a serpeggiare la speranza. Al di là di quelle parole che mi ha detto Marcello, adolescente a Mauthausen, salutandomi: “Forza, Sole, sei giovane!”, ho visto un Infinito leopardiano di cose da fare e a cui credere, io e i miei compagni ricorderemo davvero e saremo testimoni della speranza. Io ci credo, a quella speranza!

Un viaggio che ha riempito il mio zaino di vita: quando sono rientrata a casa, lì dentro, ho trovato sorrisi, storie e fotografie da ricordare, neve, luci e luoghi da scaldare, dolori e speranze da condividere, emozioni, singhiozzi e propositi da custodire. In fondo, in una tasca nascosta, c’era un pacchetto di telefonate a casa troppo corte per raccontare tutto e troppo lunghe per riuscire a descrivere a parole ciò che abbiamo visto. E, tirando fuori quel sacchetto, ho scoperto il conforto di piccole lacrime condivise in un abbraccio sicuro ed emozionato con mia madre. Io l’ho avuto quel conforto! Grazie.

Maria Sole Radicia

 

Il Treno della Memoria è un’iniziativa formativa rivolta studenti degli istituti secondari superiori e dell’università toscane: un viaggio nei luoghi dello Sterminio per far conoscere ai giovani ciò che è avvenuto nel cuore dell’Europa durante la seconda guerra mondiale.

Il Treno della Memoria rientra tra le attività promosse da Giovanisì ed in particolare si inserisce in Giovanisì+, area del progetto della Regione Toscana per l’autonomia dei giovani dedicata a temi come partecipazione, cultura, legalità, sociale e sport.

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