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La lotta gentile contro il bosco

Lidia - Fare impresa

Mancano due mesi al matrimonio di Lidia e lei ha già scartato il suo primo regalo di nozze, una motosega. Non ha aspettato. Il bosco avanza inesorabile se non lo fermi. Se il babbo di Lidia, negli ultimi trent’anni, non avesse dato in affitto il podere agli allevatori di bestiame, il bosco sarebbe cresciuto ben oltre i tre ettari, sui venti totali dell’appezzamento. La terra, se abbandonata, si restringe come un golf infeltrito. Lo sa bene anche Piero, il vicino. Lidia ha mandato a tutti una mail di invito per il matrimonio, lui però lo vuole invitare di persona. Da quando hanno deciso che il loro futuro sarà fatto di quella terra, la casa in pietra di Piero sopra la collina è diventata un attracco per Lidia e Thomas. Sul tavolo col piano di marmo, le ombre delle tazzine del caffè disegnano fiori. È il primo giorno di sole dopo la lunga nevicata della scorsa settimana. Lidia e Thomas sanno che questo rallenterà i loro piani. Bisogna aspettare che asciughi e che torni di nuovo il freddo prima di piantare la vigna.

«Insomma vi maritate come le viti! Bene che lo fate ora, dopo c’avrete da fare», commenta Piero mentre versa il caffè. Lidia guarda Thomas cercando un sorriso complice. Sposerà i suoi riccioli neri dieci anni dopo che si sono conosciuti. Lui era l’assistente del professore e l’ha aiutata a scrivere la tesi in viticoltura. Nelle foto di quel giorno è solo un gomito dentro un maglione color salmone. Era un anno particolarmente secco, forse proprio il clima adatto per far maturare il loro amore. Perché la loro è proprio una storia che non si stacca dall’uva, dalla polpa, dal tempo. È fatta di ricerca, di attesa, di sfida. Insieme hanno deciso che la terra a Vicchio della famiglia di lei andava ripresa in mano. L’uliveto, il noceto, i meli, il bosco, il laghetto, certo, ma soprattutto la vigna.

«E dove è che vi sposate?», chiede Piero.
«In Casentino», risponde Thomas.
«E icché c’entra il Casentino? Un vu siete di Firenze? Vi potevate sposa’ qui a Vicchio, sennò, no?».

«Si segue il prete», risponde Lidia divertita. Thomas precisa che al Mugello ci tengono, che è vero che la terra se la sono ritrovata, ma potevano venderla e comprare un fazzoletto magari più piccolo nel Chianti. Pure il babbo di Lidia, da bravo ingegnere ha piazzato loro davanti i progetti alternativi. Non si porta avanti una storia familiare solo per una suggestione, se non ti convince dove starai, dove faticherai. Il Mugello non è una cartolina e a loro piace proprio per questo. Ma per sposarsi andranno alla Pieve di Romena. Spiegano a Piero che è un bel posto, che faranno una scampagnata, che è il rifugio di Don Santoro, che ci tengono ad essere sposati da uno come lui, impegnato nel sociale e nella vita della comunità delle Piagge.

«Ho capito l’è una specie di Don Milani codesto», dice Piero spostando il barattolo dello zucchero.
«Ma invece le impalcature al fienile quand’è che le mettete?».
«Tutti quei permessi, lo sai. Appena ci danno il via!», risponde Thomas. «Come i’ Benigni che lo aspetta da Berlinguer. Se tu aspetti quello…». Nel fienile ci verrà la cantina e la sala per la degustazione. Piero ha aiutato i ragazzi a trovare la manodopera locale. Sono due cittadini, il Mugello un po’ lo conoscono, ma sanno che non fanno parte della comunità. Se hai a che fare con la natura, il tempo, il bosco, devi farti degli alleati. È un errore credere di stare da soli in campagna. Anche cappuccetto rosso fu aiutata dal cacciatore.

«E l’acqua?». Piero va dritto al sodo. Non si spreca nulla in casa sua, figuriamoci le parole. Thomas e Lidia si guardano. Forse una piccola omissione è concessa. Hanno chiamato il rabdomante che gli ha consigliato Piero, ma ne hanno chiamato anche un altro. Non vuoi sentirne almeno due per essere sicuri? Sono due laureati, volevano una riprova scientifica. Cento euro a metro costa scavare, mica noccioline. L’amico di Piero si è accontentato di bere un po’ di vino, ma quell’altro ha voluto 150 euro. Fortuna che un punto lo hanno individuato entrambi. C’è uno stecco con uno straccio ad indicare il punto. Scaveranno lì, vicino al canneto.
«Appena trovate l’acqua si fa festa, eh!». Piero appoggia la mano sulla spalla a Thomas.

A Lidia il cucchiaino sbatte un po’ più forte sul piattino. Piero si accorge del piccolo gesto. «Che c’hai dubbi su questo giovanotto? ». Thomas si mette a ridere. Quest’uomo schietto e gentile lo colpisce sempre. «Ieri è stato il mio ultimo giorno di lavoro a Montepulciano», fa Lidia con la voce bassa. Ha lasciato un tempo indeterminato come agronoma per cercare un sogno tutto suo. È convinta, ma non nasconde che ha pianto. Ci lavorava da tre anni, conosceva tutti. Sa che sono momenti di cambiamento, emozionanti e terrificanti. La sua vita quotidiana era un sentiero battuto sul bosco. Poteva godere di quell’ombra e di quella pace. Poteva fare una lista di nozze in agenzia di viaggi e magari andare ad assaggiare vini di terre lontane. Invece s’è fatta regalare una motosega per stare in Mugello.

«Fare il vino a Montepulciano è facile. Vuoi mettere farlo in Mugello?», la canzona Thomas facendole il verso di quando lo racconta alle amiche. Lidia si ricorda la sfida. Loro vogliono fare il Pinot nero. Mica un merlot, quel vino ruffiano che viene bene da tutte le parti. Non è che si sono lanciati nel buio. Hanno fatto un po’ di giri fra le aziende mugellane che fanno Pinot. C’è un’espansione in quel senso.

«Noi vogliamo fare i vigneron», dice fra il solenne e il divertito Lidia.
«I vi… che?», chiede Piero.
«Come dicono i francesi. Produttori a conduzione familiare. In italiano è il vignaiolo, ma non so se si capisce». «Si capisce, si capisce», dice Piero.
«Il Mugello poi ha un clima come quello della Borgogna, vero Piero?», provoca Thomas.
«Chi c’è stato in Borgogna? Se vu avete studiato, lo sapete voi. Io so che tuo nonno faceva un vino molto bono, gradato. E se non sbaglio una volta lo portò pure a Nizza. Che è vicina la Borgogna a Nizza?».

Thomas e Piero ridono. A Lidia per un attimo le sembra di rivedere suo nonno ridere insieme a loro. È morto venti anni fa. Non ha mai saputo che sua nipote è diventata un’agronoma. Pasquale era un perito agrario, uno con certe conoscenze in campagna, per quell’epoca. Ha avuto un figlio ingegnere che s’è trasferito in città, che fa gli occhi lucidi a pensare a quelle colline e alla sua infanzia, ma è solo nostalgia del tempo che passa perché una zappa in mano non la prenderebbe mai. Pasquale non si sarebbe mai aspettato che quella bambina esile e silenziosa, figlia di suo figlio, che veniva di rado in campagna, avrebbe ripreso in mano la terra e la lotta contro il bosco. Piero lo conosceva bene. Era un uomo che metteva a disposizione degli altri quello che sapeva fare. Aiutava i contadini dei poderi vicini nelle carte. A lui insegnò a potare. Quando Piero seppe che quella giovane donna avrebbe vangato la terra per farla respirare di nuovo, gli prese un tremolio che gli veniva dalle gambe. Era come se tutto intorno, se tutto quel verde fosse il dorso di un vecchio e grasso rospo, che si stava risvegliando sotto i suoi piedi. Scosso da quel pensiero, Piero si salvò prendendo la bottiglia, proprio come fa adesso. È il suo gesto per non commuoversi. Aprire la credenza e tirare fuori il vino dell’accoglienza.

«Io non ce l’ho il prosecco. Un vinsantino va bene lo stesso vero?».

Lidia e Thomas avvicinano i bicchieri al collo della bottiglia inclinato. Piero non si mette seduto, apre e chiude cassetti. Borbotta. Ce l’ha con sua moglie che gli sposta sempre tutto. Fra le sue mani ruvide tiene una cartellina. La apre davanti ai ragazzi. Tira fuori un disegno a china. «Lo sapevi che tuo nonno scriveva per delle riviste specializzate in agricoltura?».

Lidia fa sì col capo.
«Ecco, mica si avevano tante macchine fotografiche allora. Sicché spesso gli mandava anche dei disegni. Questo lo fece da quassù».

Lidia esita. Piero lo sposta con la mano. È un regalo, non glielo dice, ma glielo fa capire. Lidia e Thomas posano gli occhi sul nero della china. Si accendono di futuro. Vedono il loro vigneto a schiena d’asino, vedono gli amici a fare la vendemmia, vedono l’etichetta, vedono una bottiglia che si apre. La bottiglia della loro azienda agricola Badia a Bovino. «Noi fra cinque anni ti regaleremo il nostro vino», dice Thomas dando la mano a Piero. I tre si salutano. I ragazzi scendono verso il canneto. Piero sale la collina. Raggiunge il laghetto. Ogni tanto ci saliva con Pasquale a pescare le carpe. Era appena un ragazzino. Un pezzo di bosco si rispecchia sull’acqua. Butta un sasso e l’immagine si scioglie. Pasquale la chiamava la lotta gentile contro il bosco. Non sarà più da solo.

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