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CON LA VALIGIA IN MANO

Giuseppe - Servizio civile

Storia tratta dal secondo numero di TXT  Young e scritta da Giuseppe, beneficiario  della misura Servizio Civile regionale del progetto Giovanisì.

Mi ricordo quando, a settembre di un anno fa, con la valigia in mano e nella testa sogni e obiettivi, arrivai qui in Toscana.Cominciai a inviare curricula a destra e a manca, ma le risposte erano poche e quasi sempre le stesse, insoddisfacenti.

Poi un’amica mi disse che era uscito il bando per il Servizio Civile Regionale e il mio primo pensiero fu “Servizio Civile Regionale!? Ma non esisteva solo quello nazionale!?”. Appresi la notizia con la giusta dose di disillusione perché da dove vengo io al servizio civile si accede principalmente per raccomandazione, e non certo con selezioni trasparenti; e poi se ne sente parlare una volta ogni paio d’anni, qui addirittura viene bandito ogni anno!

No, non ci potevo credere. Tuttavia, non avevo niente da perdere, quindi, un po’ per sfida e un po’ per necessità, presentai domanda alla FTSA – Fondazione Territori Sociali Altavaldelsa – per il progetto “Non Siamo Minori” che sembrava essermi stato disegnato addosso, in quanto io aspirante insegnante (di lingue) e smodatamente appassionato di scuola e di pari opportunità nello studio.

Il giorno del colloquio, potete immaginare la mia faccia quando mi trovai davanti un tavolo di persone che mi scrutavano e cercavano di capire se fossi adatto. Un colloquio come quello penso di non averlo mai sostenuto in vita mia (e ne ho fatti tanti!): domande personali, ipotesi di situazione, attitudine a questo e a quell’altro; uscii dalla stanza con il sorriso che mi contraddistingue ma con la sensazione di aver fatto una seduta di psicanalisi: divertente… ma pur sempre psicanalisi!

Poi fui preso. Non ci credevo, di nuovo. La notizia mi fece esplodere una bomba di gioia dentro! Varie volte mi ero chiesto che cosa sarei andato a fare e mi ero immaginato che si trattasse di un semplice doposcuola. Non era così. Il primo giorno di servizio conobbi gli educatori, e lì il primo amore. Due persone intelligenti, schiette e con, negli occhi, la passione ardente per il lavoro che facevano. Ci mostrarono le storie dei bambini che avremmo avuto davanti e ci diedero un po’ di teoria su come approcciare il lavoro. Poi un tuffo dentro di loro, i bambini che, mentre all’inizio erano intimiditi e concedevano il minimo indispensabile per essere aiutati nei compiti, poi nel corso dell’anno mi hanno saputo regalare emozioni immense insieme con lezioni di vita impareggiabili. Non abbiamo avuto paura di loro, abbiamo mostrato loro fiducia, serietà e abbiamo dato un punto di riferimento, forse quello che mancava nella loro vita. Ci siamo innamorati di loro, e loro di noi… tanto che ora, all’idea che andremo via, ci stanno male… e noi pure. Poi ci sono loro, le mie “colleghe”. Ilaria e Maria Grazia, ormai parte della mia famiglia. Noi diciamo sempre che “ci siamo trovati”. Con Ilaria ci siamo spalleggiati al doposcuola per tutto l’anno, tanto che i bambini pensavano che fossimo una coppia. Funzioniamo bene, io umanista, lei scientifica, io più rigido, lei più morbida. Ci siamo completati e, anche nella vita al di fuori del Servizio Civile, non possiamo fare a meno l’uno dell’altra. Maria Grazia è stata meno con noi perché lei aveva casi esterni domiciliari.

Tuttavia ci siamo sorretti quando ci sono stati dei punti critici, dei momenti in cui avremmo pensato di abbandonare tutto. Ci siamo dati forza e questo ci ha uniti, in modo serio, con il cuore.

Un po’ di tempo fa una mia amica, parlando di lavoro, mi disse una frase. La frase era “io conosco te e la tua bravura nella professione… però so anche che lì (in Toscana, ndr) hai trovato solo il Servizio Civile”. Inizialmente le diedi ragione, ma poi guardai quello che avevo fatto fino ad allora e mi sembrò il percorso più bello della mia vita. Sì, perché io, una ricchezza di valori, di esperienza, di sentimenti, di storie, non l’avevo mai avuta nei vari lavori che avevo fatto. Sì, sono fortunato ad aver fatto il Servizio Civile. Sono uno dei prescelti e oggi me ne vanto.

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