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Il primo passo fuori dall'università

Scritto da Giulio
Giulio - Tirocini

Il tirocinio in Enel Green Power è stato per me il primo vero passo nel mondo lavorativo. Infatti ho avuto questa occasione praticamente da neolaureato. È stata un’esperienza estremamente formativa per tantissimi aspetti e forse ancora adesso, a meno di un anno dal quel primo giorno in azienda, ancora non ho preso piena consapevolezza di quanto sia cresciuto.

Sicuramente è stata uno stage formativo da un punto di vista tecnico. Le attività sono state organizzate dai miei responsabili tramite progetti in gruppo o individuali inizialmente per conoscere gli impianti e le tecnologie e solo in seguito per rielaborare le informazioni, approfondire le problematiche e portare a termine alcuni lavori. Ma il tirocinio è stato utile per sviluppare anche tutte le altre capacità necessarie per lavorare “bene”. Con il passare del tempo sono aumentate le attività e le relative scadenze, dunque è stato importante saper organizzarsi e dare le giuste priorità. Oltre alle capacità tecniche e organizzative, che sono state importanti anche nelle mie esperienze precedenti, il tirocinio Giovanisì mi ha dato l’occasione di testare per la prima volta anche le mie capacità interpersonali. Infatti lavorando nell’ufficio tecnico di una grande multinazionale, risulta necessario interfacciarsi con moltissime persone diverse tra loro per collaborare, chiedere informazioni e consigli o poter semplicemente esprimere un’opinione. Inoltre per un giovane è anche un’occasione per imparare tantissimi aspetti del mondo lavorativo da colleghi con una grande esperienza.

La storia ha avuto un finale molto positivo, infatti ora tutti questi compagni di avventura posso chiamarli colleghi

Infine non posso non menzionare i miei compagni di avventura, con cui il rapporto è andato ben al di là dell’aspetto lavorativo. Infatti eravamo in tutto nove ragazzi al di sotto di trenta anni, che abbiamo affrontato questo tirocinio con successiva possibilità di assunzione. Vivevamo insieme in due appartamenti con una cucina comune, in un paesino che non credo superi i 500 abitanti, con un bar che chiude alle 22.00 in mezzo alla Val di Cecina. Quindi abbiamo vissuto le serate invernali in stretto contatto, condividendo risate, scherzi, cibi, i turni delle pulizie e le preoccupazioni. A tutti noi piaceva il lavoro e l’azienda, ma passando i mesi non avevamo ricevuto nessuna notizia sulla possibile assunzione, quindi durante le cene degli ultimi periodi, noi condividevamo tutti la stessa preoccupazione e ansie simili. La storia ha avuto un finale molto positivo, infatti ora tutti questi compagni di avventura posso chiamarli colleghi e si è mantenuto anche un bel rapporto di amicizia con tutti loro.

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