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Una svolta importante

Intervista di intoscana.it
Elena - Casa

Elena Cacchiani, trentenne di Scandicci, grazie al progetto Giovanisì della Regione Toscana ha dato una svolta alla sua vita. Sulla pagina Facebook di intoscana.it ha commentato la notizia del nuovo bando affitti del progetto Giovanisì – Regione Toscana.

“Grazie a questa iniziativa a 26 anni sono andata a vivere con quello che oggi è mio marito. Posso dire che è stata una svolta importante nella mia vita. Ogni fascia d’età ha le sue difficoltà, se fosse stato fatto qualcosa per i pensionati si sarebbero lamenti i lavoratori, se si fosse fatto per le coppie si sarebbero lamenti i single, se si fosse fatto per gli uomini si sarebbero lamentate le donne… Se costruire fosse facile quanto polemizzare, non esisterebbero più problemi su questa terra”.
Elena è stata contattata su Facebook ed è nata questa intervista…

Elena, intanto grazie per aver accettato… Quel che si evince dalla prima parte del tuo commento è che il progetto Giovanisì ti ha cambiato la vita. Cosa ha voluto dire per te accedere al contributo per l’affitto?
Chiaramente non so cosa sarebbe successo però sicuramente ha anticipato il momento di lasciare il “nido familiare”. A quell’epoca lavoravo ma avevo un part-time precario, guadagnavo pochissimo e il mio fidanzato non era assunto a tempo indeterminato. Non avevamo, quindi, grosse entrate. Abbiamo ricevuto 250 euro al mese e così abbiamo potuto scalare quel contributo dalla quota d’affitto. E ti assicuro hanno fatto la differenza.

Uno dei presupposti di “Giovanisì” è favorire l’autonomia dei giovani toscani. Tu hai vissuto questo sulla tua pelle. Quanto è stato difficile staccarsi dalla famiglia d’origine e creare un proprio nucleo familiare?
La voglia di andarsene da casa era tanta. E quindi ho vissuto questo passaggio benissimo. Sono una persona dall’indole indipendente quindi sentivo proprio il bisogno di andarmene e di avere una vita con il mio fidanzato. Anche i nostri genitori speravano per noi un progetto di vita condiviso ed autonomo.

Questa possibile autonomia ti ha permesso poi di sposarti, di costruire il tuo nucleo familiare. Com’è adesso la vita: difficoltà, lavoro…
Noi abbiamo avuto la fortuna di riuscire ad interrompere prima il contratto d’affitto quindi abbiamo usufruito del contributo solo per un anno e mezzo invece che per tre. Questo perchè siamo andati ad abitare in un appartamento dei nostri genitori. E quindi adesso abbiamo sfruttato l’occasione di abitare in questa casa. Se non ci fosse stata questa opportunità saremmo ancora in affitto. Però l’andare a vivere insieme, c’ha fatto crescere prima, anche come coppia, quindi c’ha permesso di sposarci prima. Eravamo fidanzati da 5 anni quando abbiamo deciso di andare a vivere insieme con il contributo di Giovanisì e dopo tre anni ci siamo sposati.

Uno degli sport nazionali nel nostro paese è lamentarsi. Si aiutano i giovani e si sollevano le barricate delle generazioni più adulte, o viceversa. E questo avviene spesso sui social. Come si può sconfiggere o limitare questo continuo piangersi addosso?
Bisognerebbe gioire quando viene fatto qualcosa. È vero che se fosse possibile per tutti sarebbe meglio però le risorse sono quelle che sono e quindi ben vengano iniziative per persone più grandi o per altre esigenze che possono emergere. Nella mia famiglia è la prima volta che qualcuno usufruisce di questo genere di opportunità. Non siamo mai rientrati in altri tipi di iniziative simili. Comunque c’è stato un esito positivo, sono stati sfruttati bene questi soldi, non sono stati sprecati, è possibile vedere dove sono andati e addirittura per noi è stato possibile interrompere prima quando non ne abbiamo avuto più bisogno. Dobbiamo smettere di sentirci invidiosi o privati di qualcosa quando qualche categoria viene avvantaggiata perché niente impedisce alle istituzioni di creare altre opportunità per altre situazioni, basta farlo presente. In altre sedi però non nel momento in cui viene detto che è stato fatto qualcosa per una specifica categoria. Occorre anche proporre, farsi avanti e non lamentarsi e basta. Lo so “costruire” è più difficile che “polemizzare”. Per arrivare al contributo, dobbiamo dirlo, c’abbiamo messo del nostro, siamo stati parte attiva non è certo caduto dall’alto!

Qual è il sogno di Elena, adesso?
Il mio sogno è riuscire a migliorare la posizione nel mio lavoro e creare una mia famiglia con mio marito.

 

Intervista di Salvatore Bruno per intoscana.it
Foto di Simone Baldini

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