Diego / #casa

Mai fermo

Diego - Casa

Ore 7.30. È la mia sveglia che suona, come ogni mattina. Colazione, doccia e poi negozio. Mailboxesetc. Un po’ di cose da fare: la realizzazione di un nuovo packaging, le cartoline per la raccolta fondi di quell’associazione no profit. Poi c’è il quadro da spedire a Bari. È già la terza volta che questo tizio mi chiama per spedire quadri a Bari. Che ci farà, dico io…

Oggi però c’è una novità. Oggi vengono a intervistarmi. Dovrò raccontare come sono riuscito ad aprire la mia attività. Verranno al negozio con tanto di telecamera.

Mi metto la camicia buona, và.
Raccoglieranno il mio racconto e lo riporteranno su un libro che parla di ragazzi come me, che hanno ottenuto i contributi che la Regione Toscana ha messo a disposizione per i giovani.

Per quanto riguarda me, se posso permettermi l’affitto di questo appartamento, è grazie al contributo di Giovanisì. Ho appena inaugurato il negozio e all’inizio si sa, si lavora a rimessa. Quando sei sulla corda e ogni spesa va valutata bene, allora anche i soldi che arrivano per pagare l’affitto diventano manna dal cielo.

L’appartamento lo divido con un coinquilino, Giovanni, che tra l’altro è anche un mio dipendente. Forse finisce anche lui nell’intervista. Ha detto che per l’occasione sarebbe andato a farsi i capelli. Ci abbiamo scherzato su anche con le persone che verranno a intervistarmi, ma vuoi vedere che Giovanni alla fine ci va davvero dal parrucchiere? Io allora quasi quasi metto pure la giacca.

Dovrò precisare che non sono di Prato. Si capirà anche dal mio accento. Ecco, potrei cominciare raccontandogli le mie origini, così li confondo un po’. Perché sono nato ad Alba, trentadue anni fa, poi, ancora bambino, mi sono trasferito a Sciacca: dal nord al sud, i due estremi dell’Italia. Dopodiché ho vissuto a Roma e poi mi sono spostato a Viareggio, ma non era il posto adatto a me.

Se rimanevo a vivere là, stavo ancora a girarmi i pollici. È una città che non dà alternative, splende solo col sole estivo, roba per turisti quindi. Ma finita la stagione c’è il niente a Viareggio. Gli anni e la crisi l’hanno cambiata profondamente, resa inerme. Prova a giocarsi le sue carte, sempre le stesse, ma è come una bella donna che si è invecchiata e non riesce a farsene una ragione, non sa adeguarsi.

Un carattere come il mio, in una città del genere, mica ci poteva stare.

Prato invece è una città sottovalutata ma in realtà ha un suo fermento: lotta col momento che non è dei migliori, però lotta, non sta mai ferma. Assomiglia a me, ha qualcosa che ricorda il mio carattere. Per questo ho deciso di venire a vivere qui, di aprire qui il mio negozio.

Adesso sono tutto casa e lavoro. La mia giornata comincia la mattina presto e a volte rientro la sera che l’ora di cena è passata da un pezzo. E poi crollo a letto. Esco poco. Prima mica ero così.

Da ventenne ho fatto diversi lavoretti. Anche in un supermercato, come addetto alle vendite. Non mi piaceva, però avevo bisogno di uno stipendio e quindi ho provato ad adeguarmi e per un po’ ha funzionato. Ma scalpitavo, ero irrequieto e alla fine mi sono licenziato. Com’è che è andata? Ah sì: avevo il giorno libero e ho colto l’occasione per andare a trovare una mia cara amica a Bologna. Stava per partire per la Grecia, una breve vacanza. Le ho detto:

«Non ci sono mai stato in Grecia. Sai che c’è? Vengo con te». Ho chiamato al lavoro e ho detto che mi licenziavo con effetto immediato. Il giorno dopo ero sopra la nave Ancona-Patrasso, con me solo i vestiti che portavo addosso. Avrei comprato ciò che mi serviva appena arrivato in Grecia.

Ecco, la mia vita era un po’ così. Pochi preamboli e le decisioni prese con la spensieratezza del caso.

Poi è successo che in Grecia ho conosciuto una ragazza e mi sono innamorato. Anche lei di me. Una bella storia d’amore, intensa. Le ho proposto di vivere insieme, lei sembrava d’accordo. Così sono tornato in Italia giusto il tempo di prendere le mie carabattole. Nella mia testa era già tutto fatto.

Nella mia testa, appunto. Quando sono tornato in Grecia, lei, invece che accogliermi a braccia aperte, mi ha detto che nel frattempo ci aveva riflettuto e non se la sentiva più di convivere.

Mi sono ritrovato senza un posto dove dormire e una valigia piena di roba che di fatto non mi serviva a niente. Ho raggiunto di nuovo l’aeroporto, mi sono seduto a riflettere, a cercare di capire cosa fare: tornare subito a casa o provare a rimanere su questa isola? Sono rimasto. Un altro salto nel buio. Del resto non avevo niente da perdere. Ho cominciato a lavorare come lavapiatti in un ristorante. Poi il proprietario si è accorto che con la gente ci sapevo fare e mi ha spostato sulla soglia del ristorante a “buttare dentro” i turisti che passeggiavano lì davanti. Gli ho fatto fare i quattrini a quel ristoratore. Ero bravo, ho cominciato a sfruttare questa dote e in poco tempo ho allargato il mio giro di conoscenze e sono finito a fare il PR per le discoteche più importanti. Finalmente cominciavano a girare anche i soldi.

Questo era il Diego Maioni di un tempo, quello di adesso invece sta davanti all’armadio a decidere se mettere la giacca o meno.

Ovviamente sapevo che la vita che conducevo in Grecia non avrebbe portato a qualcosa di definitivo, anche se quando si ha venti anni si vive alla giornata. Ma quella esperienza mi è servita per capire che avevo delle potenzialità, ho acquistato fiducia in me stesso. Ci so fare con le persone, ho tante idee, sono un ottimo imprenditore. Sono consapevole che oggi il lavoro più che un’opportunità sembra diventato un ostacolo da affrontare con le unghie e con i denti. Io ho unghie e denti forti. Io lo so fare.

Così tempo fa cominciai a informarmi sui fondi ai quali potevo accedere, ho partecipato a tutti i bandi possibili. Mi sono armato di pazienza, ho riempito moduli, fatto mille calcoli, interminabili chiacchierate con impiegati di banca, ho girato per uffici di ogni tipo. Ho ottenuto il contributo per l’affitto della Regione Toscana e così mi sono trasferito definitivamente a Prato. Da quel momento ho cominciato a cercare un fondo per il negozio. L’ho trovato presto: una ex pizzeria a taglio, in una via secondaria di una strada molto trafficata. Mi è subito piaciuto. A dicembre dell’anno scorso lo abbiamo inaugurato. Sembrava impossibile, ma anche no. Ho raggiunto l’obiettivo, sapevo che ci sarei riuscito.

Eccomi arrivato al negozio.
È bello, soprattutto di notte, con le insegne che brillano al buio e la luce che filtra dalle vetrine. Mi sembra quasi che risplenda.

Va beh, magari però questo nell’intervista non lo dico.

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