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L'amore violento in una canzone pop anni 80

Diari della Fine - Giovanisi+

Nicolò, Filippo e Iacopo, alias Diari della finehanno cominciato a suonare nel 2014, e dicono di essere in quel momento della vita bastardo dei 25 anni, dove sei più vicino ai 30 che ai 20. Il loro è un esperimento musicale, tra elettronica internazionale e cantautorato italiano. Dopo una gestazione di 2 anni sono pronti a partorire il loro primo album: “Documenti” che uscirà in autunno 2018 per Black Candy / Warner, un disco in cui non c’è spazio per politica, non c’è spazio per cronaca e non c’è spazio per la protesta. “C’è l’individuo, ci sono io e ci sei te e c’è chi ascolta quello che ci diciamo quando siamo soli”.

Ci siamo immaginati che per arrivare ad un dolore così grosso bisognasse per forza partire da un amore che è più grande, più grande della propria autostima e dell’orgoglio personale.

Con il brano ‘Piccolo così’, i Diari della fine sono tra i finalisti di Mai in silenzio, concorso nato per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della violenza sulle donne e per un corretto rapporto tra i generi. A decretare i vincitori, una giuria d’eccezione composta da nomi eccellenti come Dario Brunori, Irene Grandi, Francesco Guasti, Tommaso Novi.  Quarti classificati, i Diari della fine avranno la possibilità di suonare il loro brano nei concerti, per sensibilizzare le platee di giovani sul tema della violenza di genere.

I Diari della fine nel 2016 sono risultati inoltre tra i vincitori di ‘Toscana 100 band’, bando che sosteneva la crescita artistica dei musicisti valorizzando le esperienze creative giovanili toscane. Grazie a ‘Toscana 100 band’, hanno potuto avviare il loro progetto di produzione discografica. Noi di Accènti, il progetto di storytelling di Giovanisì, abbiamo intervistato il cantante Nicolò, per conoscere la loro storia.

Come siete venuti a conoscenza del concorso ‘Mai in silenzio’?

Abbiamo letto del concorso su Facebook. È la prima volta che ci capita di scrivere un pezzo ad hoc con un certo tema predefinito. Non avevamo un testo pronto, l’abbiamo dovuto scrivere per il contest. Non è la prima volta che partecipiamo a un’iniziativa realizzata da Controradio e promossa nell’ambito di Giovanisì. In precedenza abbiamo vinto ‘Toscana 100 band’.

Come vi siete avvicinati a un tema complesso come quello della violenza di genere?

Non volevamo scrivere una canzone tediosa, morbosa o che comunque non ci appartenesse. Non facciamo mai politica nei testi, per cui volevamo che il brano fosse in un certo senso  leggero. Abbiamo pensato come arrivare a raccontare una situazione del genere, che fortunatamente non abbiamo mai vissuto sulla nostra pelle, e abbiamo provato a immedesimarci. Prima cosa, abbiamo deciso di scrivere una canzone che avesse il sapore di una love song degli anni 80. siamo andati a riascoltarci il Richard Sanderson del Tempo delle mele, e in cameretta, al computer  e con i nostri suoni, abbiamo provato a proporre una canzone con quell’anima lì. Ci siamo immaginati che per arrivare ad un dolore così grosso bisognasse per forza partire da un amore che è più grande, più grande della propria autostima e dell’orgoglio personale.
Ci è piaciuto dar voce alla vittima e non al carnefice, per quanto la voce maschile mia faccia pensare che a parlare sia l’uomo. Volevamo che la voce narratrice fosse quella della vittima, che ripete in tutto il testo: “non so perché sta succedendo tutto questo, ma io voglio stare con te”.

Come è iniziato il vostro percorso musicale? 

Diari della fine è nato po’ di annetti fa,  prima come rock band, poi come band elettronica. Nasce da una scelta di fare musica pop, che arrivi il più possibile e che non sia scontata. Ci piace un certo tipo di pop che rimanga, come dire, ‘radical chic’. Gli ascolti della musica indipendente italiana sono ovviamente tanti, anche se quando scriviamo una canzone cerchiamo di avere influenze internazionali il più possibile. Sono stati tanti i componenti che si sono alternati nella band. Ora abbiamo trovato l’armonia in un trio elettronico, senza più batterie e chitarre. Ogni pezzo nasce al computer, parte prima come piano e voce, e viene poi portato in studio per essere elaborato e arrangiato. Il bello nostro è che non ci conoscevamo, non eravamo amici, lo siamo diventati. Non siamo cresciuti sui banchi di scuola ma ci siamo trovati. Ogni componente aveva un suo passato in altre band, ma siamo tutti di Lucca, piano piano ci siamo conosciuti e abbiamo montato su questa formazione, con una struttura stabile da più di tre anni.
E’ già pronto il secondo album, ma non è ancora uscito il primo, che sarà distribuito a settembre.

Cosa ne pensi dell’opportunità che vi hanno dato ‘Mai in silenzio’ e ‘Toscana 100 band’?

Per ‘Mai in silenzio’ abbiamo composto un brano che non è tedioso. Non abbiamo fatto una canzone ad hoc per un tema che, dici, speriamo che vada bene e poi finisce lì. Il brano ce lo sentiamo addosso tantissimo e nei pochissimi live che abbiamo fatto, che anticipano l’album, lo suoniamo sempre come cavallo di battaglia. Ci piace tantissimo.
Parliamo anche del tema prima dei concerti. ‘Toscana 100 band’ è stato un concorso che ci ha cambiato la vita, non ci saremmo mai potuti permettere uno studio di registrazione come quello di Lari (Pi), dove registrano ad esempio Zen Circus e il Teatro degli Orrori. Dai tre ‘scappati di casa’ che siamo, non avremmo mai pensato di poterci registrare. Senza contare che grazie a ‘Toscana 100 band’ abbiamo trovato una bellissima etichetta come la Black Candy.

Prospettive future?

Vogliamo suonare, suonare, suonare. Prima dell’uscita di questo album abbiamo suonato veramente poco, abbiamo ricominciato da questa estate ma erano tre anni che non lo facevamo. Abbiamo ritrovato l’amore per il suonare dal vivo, una cosa che una band, che vive in studio e al computer, rischia di perdere. A volte ti dimentichi quasi quanto sia bello avere un contatto con la gente. La priorità totale adesso è suonare. Vogliamo essere in giro il più possibile.

 

Per conoscere le storie di tutti i vincitori del contest, clicca qui

Mai in silenzio è il progetto musicale realizzato dall’emittente Controradio con il sostegno di Regione Toscana nell’ambito del progetto Giovanisì, e SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori, con la sponsorizzazione di Unipol.

Toscana 100 band’ è il bando promosso da Regione Toscana, nell’ambito di Giovanisì, e realizzato dall’emittente Controradio, per sostenere la crescita artistica di giovani musicisti. I 108 artisti che sono stati premiati  hanno ricevuto un contributo massimo di 5.000 euro per la realizzazione del loro progetto artistico.

I bandi si inseriscono in Giovanisì+, area del progetto della Regione Toscana per l’autonomia dei giovani dedicata a temi come partecipazione, cultura, legalità, sociale e sport.

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