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Tra le pagine della Woolf

Intervista di Vanni Santoni per Corriere Fiorentino
Cristina - Tirocini

Estratto dell’articolo pubblicato su ‘Corriere Fiorentino’ il 13 luglio 2017

Virginia Woolf, fra i pilastri del modernismo, è notoriamente tra gli autori più difficili da tradurre dall’inglese, ma sta vivendo un piccolo revival in libreria. Dopo il successo di Oggetti solidi, la raccolta delle sue prose brevi edita da Racconti edizioni, arriva in libreria per Elliot il suo Flush, inusuale biografia di un cocker spaniel appartenuto alla poetessa Elizabeth Barrett Browning, che la accompagnò nei suoi lunghi soggiorni in Toscana, tradotto dalla fiorentina Cristina Verrienti, già collaboratrice di Giunti e tra i membri di Firenze RiVista.

è stato un esercizio di fondamentale importanza per imparare dagli errori e dalle intuizioni altrui

Qual è stata la tua formazione e quale il tuo rapporto con la scena letteraria locale e nazionale?
«Dopo la laurea magistrale in Teoria e pratica della traduzione letteraria a Firenze, ho frequentato un corso di traduzione al Centro Eielson, mentre completavo il periodo di abilitazione all’insegnamento dell’italiano L2. Sognavo di tradurre, ma non mi era chiaro il percorso che avrei dovuto seguire una volta terminati gli studi specialistici. Il progetto GiovaniSì, promosso dalla Regione Toscana per i tirocini non curricolari, mi ha dato la possibilità di entrare a lavorare come redattrice nella redazione narrativa di Giunti dove sono rimasta per quasi due anni. Lì ho imparato tutte le fasi di lavorazione del libro, dalla selezione del manoscritto fino all’impaginato pronto per la stampa e per la prima volta mi sono confrontata con il lavoro del traduttore. Dall’altra parte dello specchio, certo, ero io che rivedevo il testo, ma è stato un esercizio di fondamentale importanza per imparare dagli errori e dalle intuizioni altrui. Da allora sono passati altri due anni, in cui ho collaborato con riviste come Lungarno e Ful, oltre a far parte del comitato organizzativo del festival Firenze Rivista. Da poco sono entrata anche a far parte della redazione della rivista bilingue The Flr. In questo periodo mi sono appassionata allo “young adult”: da valutare le proposte editoriali sono arrivata a tradurle, infatti è stato un Ya il primo romanzo che ho tradotto. Passando attraverso noir, gialli, romanzi rosa sono poi approdata a Elliot Edizioni dove mi attendeva Flush».

Come vedi il lavoro del traduttore, oggi, rispetto al contesto editoriale?
«Il fatto di aver potuto osservare il lavoro del traduttore come revisore di una grande azienda è stato decisivo per comprendere in cosa consistesse davvero, le competenze richieste e l’importanza dei compiti svolti da ciascuno nella realizzazione di un libro. Senza questa esperienza “a bottega” dubito che sarei mai riuscita a farmi affidare una traduzione da una casa editrice. Non è solo la poca esperienza del traduttore esordiente a rappresentare un ostacolo, ma pure la difficoltà di arrivare a fare proposte interessanti all’editore. Questo secondo aspetto richiede una serie di competenze che trascendono la bravura nel tradurre e la sensibilità letteraria. È invece di grande importanza documentarsi sul panorama dell’editoria nazionale, tenersi aggiornati sui cataloghi per riuscire a fare proposte di traduzione mirate che interpretino la tendenza del mercato».

Leggi l’articolo ‘Tra le pagine della Woolf’ pubblicato su Corriere Fiorentino

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